«Siamo una famiglia» è la frase più pericolosa che si possa sentire al lavoro

La sociologia e la psicoanalisi delle organizzazioni mostrano che la retorica familiare trasforma professionisti adulti in bambini in cerca di approvazione

  • L'illusione familiare: <p>La retorica del "qui siamo una famiglia" è una trappola psicologica. Cancella i confini tra vita privata e lavoro, esige una lealtà unilaterale e maschera gli squilibri di potere sotto un velo di affetto condizionato, favorendo il burnout.</p>
  • Regressione infantile: <p>Nei contesti aziendali, il dipendente tende a proiettare sul capo dinamiche irrisolte con i genitori (transfert). La gerarchia viene così sacralizzata, riducendo i professionisti adulti a bambini bisognosi di continua approvazione.</p>
  • Autosfruttamento moderno: <p>Le aziende moderne non controllano più con divieti esterni, ma stimolano una finta libertà di prestazione. Il lavoratore si sente "imprenditore di se stesso" e finisce per autosfruttarsi volontariamente, azzerando le proprie difese emotive.</p>
  • Ritirare le proiezioni: <p>La via d'uscita è l'individuazione: comprendere che l'azienda è solo un'entità giuridica priva di cuore, il cui unico dovere è pagare le nostre competenze. Occorre de-sacralizzare il potere e firmare una transazione onesta e simmetrica da adulti.</p>